La mia para-amica ha aperto la parafarmacia nel luglio dell'anno scorso. Nel bel mezzo di quest'estate è uscito un decreto legge, firmato da Gasparri e Tommasini, molto probabilmente dettato da Federfarma, con il quale le medicine torneranno ad essere vendute esclusivamente in farmacia. E questo varrà anche per i rimedi omeopatici, considerati fino all'altro ieri poco più che placebo, con l'eccezione di
medicinali, non soggetti all’obbligo di vendita dietro presentazione di ricetta medica, che, per tipo di principio attivo, per dose unitaria, per numero di unità posologiche contenute nella singola confezione e per tipo di forma farmaceutica, possano essere vendute anche al di fuori delle farmacie e senza obbligo della presenza di un farmacista.
Hanno tuonato fino a tre giorni fa sull'esclusività del farmacista in farmacia, ora le confezioni da tre aspirine potranno essere acquistate al supermercato, dove non sarà necessaria neanche la presenza del farmacista. Senza medicine, senza omeopatia, le parafarmacie saranno costrette a chiudere. Eppure rappresentavano un buon servizio per i cittadini, che ci trovavano sconti che le farmacie, con tutti i soldi che fanno, avrebbero potuto benissimo concedere, ma che non concedono per principio (come la ex-titolare della mia amica, che quando le arrivavano le confezioni di 2 colluttori al prezzo di uno, le apriva per venderli singolarmente e che si guardava bene dal seguire i corsi di aggiornamento ECM, che le mie amiche invece si pagano e che vanno a seguire di domenica mattina o la sera, dopo il lavoro). In parafamacia è sempre un farmacista che vende farmaci, abilitato e con almeno 2 anni di esperienza.
Ma nel campo del farmaco girano moltissimi soldi e le farmacie hanno visto diminuire il loro giro d'affari e Federfarma, con tutto il potere che si ritrova, ha messo in campo i pezzi da novanta. Difendere il potere della lobby. Il servizio ai cittadini viene molto, molto dopo.